La persona affetta da Alzheimer va, inevitabilmente, incontro ad un progressivo declino delle funzioni cognitive, del comportamento, dell’umore.

Il ritmo con cui esso si manifesta può cambiare a seconda del soggetto, ma col progredire della malattia sono molte le aree che vengono impattate: la memoria è la prima che può venire in mente, ma lo stesso accade per l’orientamento, per l’attenzione, per la capacità di giudizio.

Un’altra funzione che può andare a compromettersi è quella del linguaggio.

L’individuo anziano con Alzheimer o con altre demenze può scontrarsi con numerose difficoltà da questo punto di vista: può far fatica a trovare le parole giuste o a capire cosa significhino quelle degli altri, può faticare a seguire lunghe conversazioni, può distrarsi.

Tutto questo può naturalmente causare frustrazione tanto nell’anziano quanto nel suo caregiver, e la sensazione è che venga a perdersi in maniera definitiva un punto di contatto imprescindibile.


L’Approccio Capacitante vuole affrontare esattamente questo problema.

Ideato da Vigorelli (2011), affonda le sue radici in una moltitudine di teorie psicologiche (come la teoria della comunicazione di Watzlawick e Beavin, 1967; e la speech theory di Austin e Urmson, 1962) e sostiene che ci sia la possibilità di creare, per il soggetto con demenze, condizioni in cui egli possa comunicare in maniera soddisfacente e quindi essere “sufficientemente felice” in convivenza con i suoi caregiver; tutto questo senza mai dimenticare di prestare attenzione ai desideri e alle risorse dell’anziano e senza ignorarne quell’individualità che, nonostante la malattia, non si va mai realmente a perdere.

L’Approccio Capacitante sostiene che “le parole [degli assistiti affetti da demenza] sono immodificabili, mentre quelle [degli operatori] possono essere scelte per trovare una via d’uscita felice alle situazioni di disagio” (Tidoli, 2013).

L’approccio Capacitante sottolinea dunque l’importanza fondamentale del trovare le giuste parole per rivolgersi alla persona, senza correggerla e senza far domande, e dando la priorità soprattutto alla relazione con l’assistito.

Punto focale del metodo è il riconoscimento e la stimolazione di alcune competenze elementari che, si ritiene, rimangono presenti anche quando tutte le altre funzioni cognitive sono compromesse, e che sono necessari all’individuo per fare sì che possa interagire con gli altri e anche avere agency sul mondo che lo circonda.





 

 



Queste competenze sono:

  • La competenza a parlare, ovvero quella di produrre parole fine a se stessa. Questo significa che non viene valorizzato tanto il senso della parola, quanto il fatto che la parola sia stata prodotta in sé per sé, anche se è per esempio ripetuta o incompleta. Possiamo non comprendere il senso che sta dietro a questa produzione verbale, ma nonostante questo è fondamentale che rimanga viva e attiva.
  • La competenza a comunicare. È diversa da quella a parlare, in cui si valorizza l’articolazione della parola: in questo caso è la competenza di trasmettere, di comunicare qualcosa, sia questa comunicazione avvenga attraverso la parola o con canali paraverbali o non verbali
  • La competenza emotiva, che si riferisce sia al provare emozioni, sia al riconoscerle nell’interlocutore e condividerle con lui
  • La competenza a contrattare sulle cose relative alla quotidianità
  • La competenza a decidere, anche in presenza di deficit cognitivi. Queste ultime due competenze sono strettamente legate l’una all’altra: si tratta di permettere al soggetto di mantenere la capacità di scegliere, interpellandolo e prendendo in considerazione i suoi desideri. In questo modo, se ne mantiene anche la dignità e l’autostima.

(Da Vigorelli, 2011)





Nel contesto dove si applica l’approccio capacitante, l’assistito può quindi “svolgere le attività di cui è capace” senza sentirsi in difetto, ma sentendosi soddisfatto di quello che fa (Tidoli, 2013).

L’Approccio Capacitante diventa importante non solo nella vita nelle RSA, ma anche nelle famiglie con soggetti affetti da demenze o Alzheimer.

Il metodo ABC, un piccolo gruppo di autoaiuto per familiari di soggetti con Alzheimer, si basa proprio su questo approccio: esso vuole mettere al centro le conversazioni e gli scambi di parole (ma e anche le pause e i silenzi) che si susseguono tra assistito e caregiver, e si articola lungo un percorso di Dodici Passi per aumentare la competenza nell’affrontare i problemi di tutti i giorni (Pesenti, 2015).







I dodici passi sono

  1. Non fare domande. O meglio — è bene osservare l’effetto che le domande fanno sulla persona. Quando l’assistito si dimostra a disagio davanti a domande che possono esser percepite come invadenti o difficili è preferibile evitarle, sempre col fine di preservare la sua felicità.
  2. Non correggere. Come menzionato sopra, la competenza a parlare è più importante della correttezza del parlato stesso: correggere ripetutamente una persona perché usa forme sbagliate o linguaggi erronei può diventare controproducente.
  3. Non interrompere. Questo si concretizza in due cose molto importanti: non completare le frasi di una persona che esita o balbetta, e non fare domande che sottintendono fortemente la risposta che vogliamo sentirci dare
  4. Ascoltare.Per fare questo bisogna stare attenti, bisogna accogliere e carpire ciò che l’altra persona ci dice, rispettando i suoi tempi e i suoi silenzi.
  5. Accompagnare con le parole. È importante porsi nel modo giusto, e scegliere con attenzione le parole con cui si risponde. Questo comporta anche accettare il “mondo” del malato così anche come le sue concezioni, di nuovo in un’ottica non di correzione, ma di accoglienza.
  6. Rispondere alle domande. Fare qualcosa di “semplice” come solo il rispondere una domanda può essere qualcosa di grandissimo aiuto: il soggetto può avere bisogno di una risposta per tanti motivi, sia perché è disorientato nel tempo o nello spazio o perché non ricorda la funzione o il nome di un oggetto, e rispondergli significa aiutarlo ad orientarsi di nuovo e a superare un momento di disagio.
  7. Comunicare con i gesti. Questo diventa fondamentale soprattutto nel momento in cui la comunicazione verbale va a decadere, lasciando spazio ad altri canali di comunicazione. I gesti, ma anche il tono della voce, rientrano in questi canali alternativi e complementari: utilizzare un linguaggio non verbale unito a quello verbale può aiutare a sottolineare il significato delle parole.
  8. Riconoscere le emozioni. È importante osservare e comprendere il malato per recepire l’espressione delle sue emozioni. Fondamentale diventa quindi individuare l’emozione, darle un nome e restituirla all’assistito; tutto questo, naturalmente, sempre in un’ottica di accettazione, non cercando insistentemente di trovare il motivo dietro allo stato emotivo del soggetto ma riconoscendo che la sua giustificazione esiste per il paziente stesso.
  9. Rispondere alle richieste. Non significa acconsentire a tutto quel che viene domandato ma, semplicemente, rispondere nel momento in cui viene chiesto di fare qualcosa — che la risposta sia positiva o negativa non è la cosa fondamentale, l’importante è che sia adeguata, e che il soggetto si senta preso sul serio.
  10. Accettare che faccia quello che fa. Evitando, naturalmente, i comportamenti dannosi, gli eventuali comportamenti bizzarri non devono essere biasimati con durezza: è molto meglio accettarli, poiché sono comunque espressione dell’indipendenza e dell’autonomia dell’individuo.
  11. Accettare la malattia. Per quanto sia complesso, è importante cercare di avere un atteggiamento positivo nei confronti della malattia. Lottare contro di essa è inutile: è più salutare assecondarla.
  12. Occuparsi del proprio benessere. È importante ricordare che nella relazione di cura si è in due: assistito e caregiver. Anche quest’ultimo, dunque, è bene che cerchi di preservare la stessa felicità di cui si è parlato fino ad adesso, e questi passi, se rispettati, possono essere un punto d’inizio per creare un’atmosfera positiva che influisce non solo sul malato, ma anche su chi si prende cura di lui.




Approccio capacitante

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